30 Mar

Movie, she wrote

Victor Frankenstein e la storia segreta di Igor Strausman

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Esistono un’infinità di versioni cinematografiche dedicate alla vicenda di Victor Frankenstein, più o meno fedeli al romanzo di Mary Shelley: alcune si concentrano maggiormente sulla creatura a cui lo scienziato riesce a dar vita, mentre altre approfondiscono proprio il personaggio del barone, evidenziandone la genialità malata. Victor – La storia segreta del Dott. Frankenstein, invece, vuole narrare il punto di vista di Igor, l’iconico gobbo che fa da aiutante al dottore e che esiste solo nelle trasposizioni cinematografiche.

La pellicola è firmata da Paul McGuigan, già regista di quattro episodi della serie tv Sherlock, mentre invece lo sceneggiatore è Max Landis, che nomino solamente perché ho scoperto che scriverà anche il prossimo film sui Power Rangers… Ebbene sì, faranno un film su di loro, cosa di cui sentivamo enormemente il bisogno (spero si noti il tono ironico).

A primo impatto, Victor è un film visivamente bello affascinante, cosa che si nota soprattutto nella prima mezzora della pellicola, ambientata in un circo della Londra vittoriana. Proprio in questo ambiente vive il personaggio che diventerà Igor, salvato da un’esistenza di sfruttamenti proprio da Victor Frankenstein, il quale nota la sua passione per la medicina e decide di assoldarlo come assistente (non senza prima avergli rimosso la gobba con un siringone gigante).

Non a caso ho sottolineato il fatto che McGuigan abbia girato alcuni episodi di Sherlock: infatti, se si conosce il personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch, non si potrà fare a meno di paragonare il Frankenstein di James McAvoy con l’investigatore privato di Baker Street. Entrambi condividono non sono la genialità ma anche il carattere egoista ed egocentrico, con una certa tendenza a scioccare le persone attorno a loro con teorie decisamente insolite. Insomma, McGuigan ha fatto di Frankenstein una specie di “Sherlock dell’anatomia”, mentre invece Igor Strausman diventa il Watson della situazione. Anche certi accorgimenti visivi – come i disegni di stampo ottocentesco che indicano ossa e muscoli, mentre i personaggi sono intenti a studiarli – ricordano il modo in cui vengono mostrati graficamente i ragionamenti di Mr. Holmes, nella serie della BBC. In effetti all’interno del cast è presente anche una piccola reunion di Sherlock, formata da Andrew Scott, Louise Brealey e Mark Gatiss.

Peccato che Victor non sia scritto con la stessa mano esperta di Sherlock: la recitazione dei due personaggi principali, interpretati dal già citato McAvoy e da Daniel Radcliffe (che, per quanti ruoli possa interpretare, rimarrà sempre Harry Potter), è decisamente mediocre e la trama è insoddisfacente anche per un film senza pretese come questo. La pellicola non vuole certo affrontare un dibattito tra scienza, religione e morale (rappresentati rispettivamente dal dottor Frankenstein, dall’ispettore Turpin e da Igor), ma vuole invece concentrarsi sul rapporto tra Victor e il suo amico assistente, lasciando intendere che la vera creatura del barone è, innanzitutto, Igor. Una creatura che non va in giro a massacrare la gente, ma che preferisce innamorarsi di belle acrobate circensi.

Victor – La storia segreta del Dott. Frankenstein è l’ennesimo esempio di re-interpretazione della trama e degli stereotipi che hanno fatto la fortuna del cinema horror, interpretazione che però non arricchisce per niente il genere. Della serie: viviamo bene anche senza.