29 Gen

Movie, she wrote

Leo ci riprova con The Revenant

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Da qualche anno a questa parte, ogni volta che si entra nel periodo di attesa degli Academy Awards (altrimenti detti “Premi Oscar”), il pubblico prova un moto di compassione per uno degli attori più eclettici della sua generazione: non c’è nemmeno bisogno che lo citi per nome e cognome, dato che avrete capito subito di chi sto parlando. Anche quest’anno, tutti i social si stanno riunendo con invettive ai giudici, post adoranti e meme un po’ crudeli per supplicare che, almeno una volta nella vita, Leonardo DiCaprio (sì, ora l’ho nominato) vinca il suo agognatissimo Oscar. Ormai il povero Leo ha conquistato le simpatie anche di chi degli Oscar e del cinema non gliene può fregar di meno, dato che il mondo intero tende a simpatizzare per i “perdenti” (tra virgolette perché, per definire Leonardo DiCaprio un perdente, bisogna avere qualcosa che non va).

Due anni fa, DiCaprio è stato vicinissimo alla statuetta con The Wolf of Wall Street e, contando anche quella di quest’anno, si avvale finora di ben quattro nomination agli Oscar come Miglior Attore Protagonista, più una quinta come Miglior Attore Non Protagonista. Difficile valutare se questa sarà per lui la volta buona o meno, anche perché ha come “avversari” Matt Damon, Michael Fassbender, Eddie Redmayne (vincitore dell’Oscar l’anno scorso) e Bryan Cranston. Una cosa è certa: a gennaio di The Revenant se n’è discusso parecchio, spesso non tanto del film in sé ma dei numerosi sacrifici che DiCaprio e il resto della troupe hanno affrontato, svolgendo il proprio lavoro a 45° sotto zero.

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The Revenant è la sesta pellicola di Alejandro Gonzáles Iñarritu, che l’anno scorso ha vinto ben tre Premi Oscar per Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza). In questa edizione degli Academy Awards, il regista messicano propone un film completamente diverso, narrando la storia di sopravvivenza di un cacciatore di pelli realmente esistito, Hugh Glass. Oltre a cercare di sopravvivere in un ambiente ostile (famosa è diventata non solo la scena di combattimento dell’orso, ma anche quella del cavallo), il protagonista ha come obiettivo la vendetta: infatti il personaggio interpretato da Tom Hardy (anch’egli nominato, come Miglior Attore Non Protagonista) uccide suo figlio, avuto da una donna Panwee (i Panwee erano una tribù indiana del Nebraska), e abbandona Hugh verso una morte certa.

Esattamente come Birdman, anche The Revenant si dimostra essere un esercizio di stile: se nel primo film Iñarritu aveva deciso di mettersi alla prova con un unico piano sequenza, qui è deciso a realizzare una pellicola iper-realista. Tuttavia, dopo la visione della pellicola viene un po’ da chiedersi: ma chi ve l’ha fatto fare, a tutti quanti? E per raccontare cosa, poi? Perché, alla fine della fiera, questo sarà il classico film che si guarda una volta sola nella vita, e solamente perché ha avuto ben dodici nomination agli Oscar: un paio di mesi dopo la cerimonia (che si svolgerà il 28 febbraio), nessuno o ben pochi ne parleranno ancora. Quello che interessa alla gente, comunque, non è che vinca il film, ma che vinca Leonardo DiCaprio: difficile prevedere l’esito, anche perché probabilmente questo attore avrebbe meritato la famosa statuetta per altri ruoli… Beh, staremo a vedere.