16 Giu

Fashion outsider

STILE DECOSTRUITO. PER UN RITORNO ALLA MODA

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 Nel corso degli ultimi tempi, abbiamo iniziato a vedere un cambio di rotta nei designer emergenti, un’ondata fresca che ci catapulta direttamente in controtendenza alla moda “Fast” come direbbero gli americani, quella “moda veloce e basata su una rete fangosa di elevati fatturati, merce a buon mercato, capi standard ed omologati” come direbbe Margaret Burton, la giovanissima fashion designer newyorkese che proprio oggi vorremmo presentarvi. Margaret si ribella a questo tipo di mentalità ed ha sviluppato, su queste motivazioni, la sua prima collezione per la tesi di laurea al Pratt Institute School of Design. Una collezione nata dalla delusione e dal senso di rabbia, dall’incredulità di quanto visto in un viaggio in India, dove ha avuto modo di visitare alcuni stabilimenti in cui si producevano capi per le catene occidentali, dalle più alle meno note, ed è stato lì che si è resa conto della massificazione della moda, del processo dannoso ad opera del fast-fashion e di conseguenza dei fast-store.

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Una dichiarazione coraggiosa di guerra, che ha dato il via ad una collezione basata sull’ UP-CYCLING: ha utilizzato solo tessuti di giacche, jeans, felpe; ha decostruito e destrutturato capi d’abbigliamento provenienti da depositi e magazzini vari, ha creato un’eleganza minimale nel colore e nei tagli, lasciando in bella vista loghi ed “origine” dei tessuti stessi che entrano, ora, nel guardaroba in modo discreto ma con un mood forte ed impeccabile. Un ritorno all’essenzialità della moda, impronta distintiva del suo nome, che va al di là di una moda usa e getta, fuori dalle semplici tendenze, esplorando le ramificazioni culturali ed originali dello stile.

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